1 Agosto 2009 ore 15:29:24
Il partito del sud per una migliore distribuzione delle risorse del paese
Il Nord rimane storicamente in grande debito nei confronti del Sud, nel dopoguerra con il piano Marshall, scelte ben precise indirizzarono la ripresa economica del Paese attraverso l’industrializzazione del Nord e, seppur tanto denaro è stato indirizzato al Sud, lo stesso si è trasformato in prebende per una classe politica scellerata, che si è fatta complice di scelte penalizzanti per una parte del Paese.
Mi chiedo cosa sarebbe stato delle imprese del Nord se, in quel momento storico, la stessa politica si fosse fatta parte attiva per predisporre un programma di ripresa economica, diversificato rispetto a quello del Nord, favorendo la permanenza dei contadini sulle loro terre invece di farne carne da macello per le imprese del Nord?
Invito a riflettere su dove sono finiti e finiscono gli utili del fatturato del sistema mafia (il cancro del Sud) che, a detta di autorevoli fonti economiche ed istituzionali, fattura il doppio della Fiat senza averne le stesse spese? Si dovrebbe guardare ad altri più importanti palazzi e casseforti del Nord per comprendere dove è finito e finisce questo fiume di denaro e dove la mafia esercita il proprio potere.
Ed ancora, dove finisce il risparmio della gente del Sud depositato nelle banche del Nord che si sono appropriate del nostro sistema bancario? non dimentichiamo che le imprese del sud hanno enorme difficoltà ad accedere al credito bancario. Con quali soldi viene finanziata da decenni la FIAT la quale, quando è in attivo, spartisce dividendi, quando è in passivo pone in cassa integrazione migliaia di lavoratori mettendoli a carico di tutta la comunità ed in particolare di tutti quei dipendenti pubblici del sud che pagano le tasse?
Io non nego che la classe politica del Sud sia stata incapace, in tutti questi anni di dare un serio sviluppo alla propria terra, però tutto andava bene fino a quando la stessa si presentava con la schiena curva e con il cappello in mano ad elemosinare ai poteri economici del Nord, dopo avere fatto il proprio dovere di servi in parlamento. Oggi una nuova classe politica sta nascendo al sud, una classe politica che con la schiena dritta e senza cappello in mano chiede di vedere rispettati i diritti della propria terra e di non essere seconda a nessuno.
Il sentimento di unità nazionale che ci anima e che anima anche il Capo dello Stato non deve essere scambiato per debolezza l’ipotesi assurda di una secessione porterebbe solo favorire il sud che avrebbe autonomia energetica da dove trarre quanto basta per il proprio benessere.
Per noi non esiste una questione meridionale, ma esiste una questione nazionale dalla quale si esce tutti insieme con programmi diversificati in funzione delle varie prerogative territoriali. Non abbiamo necessità di ricattare il Presidente Berlusconi Egli è un politico tanto intelligente da comprendere che chi ha oggi i numeri per tirarlo per la giacca è chiaramente la lega Nord e tutti coloro che pur appartenendo al Suo partito per affinità ideologica, come Tremonti, per opportunismo politico si schierano dalla parte dei più forti. Noi non abbiamo nulla da elemosinare ma vogliamo che i nostri figli recuperino il proprio retroterra storico-culturale e l’orgoglio di essere uomini del Sud. Il sud non è più un territorio di conquista da sfruttare e saccheggiare né vuole più essere la pattumiera del Nord, siamo stanche di dover accettare ciò che il Nord non vuole per ottenere, in contraccambio, la realizzazione di qualche infrastruttura.
La questione meridionale non può continuare ad esser, per la classe politica del sud, il dito dietro cui nascondersi, e per quella del Nord l’argomento che giustifichi un selvaggio federalismo che di fatto ci penalizza gravemente.
La nascita di un movimento che spinga la politica ad una maggiore attenzione alla questione del Sud si pone in linea con la necessità di porre rimedio agli squilibri sociali del Paese.
Una Nazione non può più permettersi di garantire lavoro incrementando tutta la propria economia in delimitate aree del paese, tutelando, in tal modo, solo le imprese che tali aree occupano.
Noi chiediamo un Governo nazionale che sia attento alle necessità di sviluppo dell’intero Paese, per far si che il federalismo possa e debba essere una opportunità di sviluppo omogeneo dell’intera Nazione e non di divisione di Essa.


